Sunday, 20 July 2008

Freddie Hubbard ''Blue Spirits''


Freddie Hubbard


''Blue Spirits''
( LP Blue Note Records, 1965 )
Catalog # BLP 4196
( Original in Mono, Microgroove )
--Thanks to
Andy (George Jazz)
for the contribute!--




Personnel & Credits:
Bass - Bob Cranshaw (tracks: A2, B1, B3) , Larry Ridley (tracks: A1, B2)
Congas - Big Black (2) (tracks: A1, B2)
Drums - Clifford Jarvis (tracks: A1, B2) , Pete La Roca (tracks: A2, B1, B3)
Euphonium - Kiane Zawadi
Piano - Harold Mabern (tracks: A1, B2) , McCoy Tyner (tracks: A2, B1, B3)
Recorded By [Recording By] - Rudy Van Gelder
Saxophone [Alto], Flute - James Spaulding
Saxophone [Tenor] - Hank Mobley (tracks: A2, B1, B3) , Joe Henderson (tracks: A, B2)
Trumpet, Written-By - Freddie Hubbard
Notes:
Liberty pressing.
"VAN GELDER" is stamped into the run out groove of both sides.
Label is blue and white, with "Blue Note Records Inc • New York USA".
Back cover reads "43 West 61st St., New York 23".


Tracklisting:
A1 Soul Surge
A2 Blue Spirits
B1 Outer Forces
B2 Cunga Black
B3 Jodo

Perigeo "Non È Poi Così Lontano"

Perigeo

"Non È Poi Così Lontano"
( LP RCA Records, 1976 )



Tracklisting:
1- Fata Morgana
2- Tarlumbana
3 - Myosotis
4 - Take Off
5 - Acoustic Image
6 - Terra Rossa
7 - New Vienna



Personnel:
Giovanni Tommaso
Franco D'Andrea
Claudio Fasoli
Bruno Biriaco
Tony Sidney
Dick Smith
Pete Pedersen
Produced by I. Guenther/W. Morriso
Recorded at RCA Studios in Toronto, Canada
Engineering by Hayward Parrot
Cover by Ren Pearson



Note:
Il periodo jazz-rock del Perigeo si conclude nel 1976, con Non è poi così lontano, realizzato a Toronto, in Canada. L'album continua a mettere in mostra le abilità tecniche dei singoli componenti del gruppo, cedendo, però, a canoni più commerciali. Discreto successo dell'epoca, fu "Fata Morgana", incluso anche nella compilation "Pop Villa Pamphili", una raccolta che rende omaggio al luogo in cui si svolse, negli anni Settanta, una delle più importanti manifestazioni del progressive italiano. Non mancano, infine, sprazzi di classico walzer viennese, tratti da "New Vienna", pezzo che si contrappone alla già citata "Old Vienna". Fiacco seguito ai lavori precedenti, il disco segna il crepuscolo della band, che si scioglie nello stesso anno.
I componenti del gruppo iniziano a dedicarsi completamente alla carriera di sessionmen e a numerose collaborazioni esterne, realizzando anche dischi da solisti e svolgendo attività didattica presso i conservatori e altre prestigiose scuole di musica jazz.
Nel 1980, i cinque si riunirono con il nome Perigeo Special, per realizzare il doppio concept album Alice, ispirato alla vita di Lewis Carroll, l'autore del romanzo "Alice nel paese delle meraviglie". Oltre a contenere brani fusion e jazz-rock, come, "Il quartiere" e "Festival" (registrato dal vivo), il lavoro vira verso un pop raffinato, con l'intervento di artisti come Lucio Dalla e Anna Oxa in "Tea Party", di Rino Gaetano e Maria Monti in "Al bar dello sport" e di questi e altri interpreti in "Confusione gran confusione".
Poco tempo dopo, Giovanni Tommaso dà vita ai New Perigeo, band costituita interamente da nuovi membri: Maurizio Giammarco (sax tenore-alto-soprano, flauto e coro), Carlo Pennisi (chitarra elettrica, acustica e cori), Danilo Rea (pianoforte, tastiere, marimba e cori), Agostino Marangolo, già membro dei Goblin (batteria). Tommaso è la voce solista, oltre che il bassista.

Perigeo "La Valle Dei Templi"

Perigeo

"La Valle dei Templi"
( LP RCA Records , 1975 )



Tracklisting:
1. Tamale
2. Valle Dei Templi
3. Looping
4. Mistero Della Firefly
5. Pensieri
6. Periplo
7. Eucalyptus
8. Alba di un Mondo
9. Cantilena
10. 2000 E Due Notti
11. Un Cerchio Giallo

Credits:
Claudio Fasoli
saxofono, fiati.
Tony Sidney
chitarra elettrica ed acustica.

Franco D'andrea
piano elettrico Fender Rodhes, pianoforte, tastiere.
Giovanni Tommaso
contrabbasso e basso, sint, effeti sonori, moog.
Bruno Biriaco
batteria.
Guest : Toni Esposito - percussioni.


Note:
"La Valle dei Templi" e' un album piu' dinamico e vitale rispetto ai precedenti, soprattutto nella sezione ritmica: il merito e' da attribuire soprattutto all'intervento del percussionista napoletano Tony Esposito. Grazie a tale apporto e all'utilizzo dell'effetto wah-wah della chitarra, il disco assume sembianze funky in una ulteriore contaminazione che, unendosi a quella di jazz e rock, da' vita a quello che i critici chiamano solitamente "fusion".

Perigeo "Genealogia"

Perigeo

"Genealogia"
( LP RCA Records, 1974 )



Tracklisting:
1. Genealogia
2. Polaris
3. Torre Del Lago
4. Via Beato Angelico
5. (In)Vino Veritas
6. Monti Pallidi
7. Grandi Spazi
8. Old Vienna
9. Sidney's Call


Personnel:
Giovanni Tommaso
Franco D'Andrea
Claudio Fasoli
Bruno Biriaco
Tony Sidney
Dick Smith
Mandrake
Produced by Gianni Grandis
Engineering by Rodolfo Grappa
Cover by Ren Pearson



Note:
E' abbastanza comprensibile che, fin dal suo esordio, io abbia dedicato una particolare e direi affettuosa attenzione alle vicende del Perigeo. In questo complesso dal nome collettivo spaziale, un po' misterioso e avveniristico, indovinatissimo, si sono riuniti quattro solisti che per una ragione o per l'altra mi erano e mi sono molto familiari, o quanto meno legati ai ricordi personali di una milizia jazzistica che, mio malgrado, è ormai arrivata al quarto di secolo. Giovanni Tommaso. L'ho incontrato a Firenze nel 1958, quando facevo involontariamente il servizio militare. Un permesso speciale mi consentì di assistere a un concerto del Quintetto di Lucca, che cercava con profitto d'ispirarsi al Modern Jazz Quartet, in quegli anni al centro dell'attenzione di tutti i jazzofili europei. Da allora ho sempre considerato Giovanni come il miglior contrabassista italiano, pur stimandone altri. Claudio Fasoli, poco dopo il 1960, se la memoria non mi inganna, portava assiduamente la sua pelata già lucida e abbondante nella sala dei concerti del Centro d'Arte degli Studenti dell'Università di Padova, dove veniva ad ascoltare Mozart e Beethoven e a discutere con me di jazz, sgomentandomi con la sua conoscenza di dischi e di nomi nuovi dei quali spesso non ero al corrente. Non sapevo che studiava con accanimento assai più il sassofono che i testi di farmacia. Di Franco D'Andrea, il mio preferito tra i pianisti italiani di jazz (e mi dicano pure, gli altri, quel che gli pare: qui voglio parlare da appassionato, non da cronista) credo di essere stato un ammiratore da quando non riusciva a prendere sul serio la facoltà di scienze biologiche dell'Università di Bologna e cercava di arrivare al materialismo attraverso Freud e non attraverso Marx, come di solito succede. Bruno Biriaco. Ho assistito (per caso, non per merito) ad alcuni tra i suoi primi concerti. Era magro, timido, coi capelli corti. Piuttosto diverso da adesso, non c'è dubbio. Ricordo che mi dava del lei. Mi fu agevole pronosticargli una carriera brillante,della quale più tardi ho potuto seguire varie tappe, specialmente all'indimenticabile Jazz Power di Milano. Non conoscevo invece il quinto componente, Tony Sidney, il giovane e pregevole chitarrista americano. Da buon veneto, l'ho adocchiato e soppesato con un'ombra di diffidenza. Poi, sempre da buon veneto, l'ho accettato e ammirato al pari degli altri. Mi sia consentito di citare qualche passo di ciò che ho scritto due anni fa a proposito del primo disco del Perigeo (Azimut). Questo è il terzo, e il secondo (Abbiamo Tutti Un Blues Da Piangere) si è meritato un premio della critica discografica italiana. Abbiamo anche noi, dunque, un complesso di jazz rock che non si limita alla stratificazione dei due linguaggi ma ricerca e trova la sintesi. Bastano poche note per capire che i suoi intenti sono tutt'altro divulgativi: la volontà è quella di esprimere l'urgenza di un mondo musicale in sintonia col tempo, che proprio per questo non sopporta confini o distinzioni di generi. L'orizzonte artistico del Perigeo è frutto di cultura e di attenzione agli sviluppi più recenti del jazz, del rock e della musica in generale. In questo modo si spiega l'assimilazione (che in taluni casi potrebbe essere anche inconsapevole o maturata in spontanea autonomia) di influenze molteplici che riescono a fondersi e a dare vita a uno stile vivo e vitale, nel quale entrano componenti orientali ed elementi di una nuova religiosità. Le personalità dei componenti del Perigeo sono rispettate, ma ciascuna concorre a formare la fisionomia del gruppo, Claudio Fasoli, ad esempio, rimane il Claudio Fasoli che conosciamo, ma egli rinuncia, sceglie liberamente di rinunciare a qualcosa di sè oper inserirsi nel quintetto e dargli vita. Ne esce una musica sottile, insinuante, vagamente ipnotica che sempbra indurre l'ascoltatore a forme di comunicazione e di conoscenza diverse dalle "normali" e che proprio in ciò è attualissima. Che poi si tratti di "vero jazz", di rock, di qualcos'altro, o meglio di tutte queste cose insieme, è un punto che non da oggi considero secondario. Mi importa che il risultato sia convincente, e lo è. Queste affermazioni sono da correggere soltanto nella misura in cui ci sono stati dei mutamenti nello stile del Perigeo, e per adattarle ai lineamenti non comuni di questo disco. E' chiaro che oggi il complesso si è trasformato in direzione di una libertà ancora maggiore. I suoi punti di partenza sono riconoscibili (non sempre, come in Torre Del Lago, dove la matrice jazzistica è totalmente dimenticata) ma grandissima è l'apertura verso istanze musicali e umane che possano diventare fonti di ispirazione o materiali da elaborare in qualunque modo. Nello stesso tempo il senso del collettivo e del complesso come comunità di lavoro si è sviluppato in modo sorprendente e positivo. Lo testimonia proprio questa raccolta, alla quale ciascuno dei solisti ha portato un contributo individuale di compositore, oltre che di esecutore. Il titolo, Genealogia, vuole sottolineare il background personale che si riflette sul fatto musicale e compositivo, con un recupero cauto e discreto (e comunque immerso nella realtà contemporanea) di echi e tradizioni vissute in prima persona. Per questa ragione il meranese Franco D'Andrea ricorda i Monti Pallidi e la vecchia Vienna; Giovanni Tommaso, nato a Lucca da genitori siciliani (si ascolti l'inizio arcano di Genealogia) parla di Torre del Lago, di Via Beato Angelico dove abita e difende l'inappellabile verità favorita dal vino; il veneziano Claudio Fasoli ripercorre i grandi spazi della sua laguna; per il romano-siciliano Bruno Biriaco il futuro, nel bellissimo Polaris, cela nel profondo un cuore antico, mentre Tony Sidney, americano di origini polacche, rievoca nei titoli i richiami (calls) degli schiavi neri d'America, alludendo alle discriminazioni di cui furono vittime gli immigrati polacchi negli Stati Uniti. Dicevo che proprio in questo disco nato in questo modo balza evidente, a conti fatti, un'importante coerenza stilistica, pur nella molteplicità delle motivazioni individuali. E nel momento dell'esecuzione ognuno partecipa della visione poetica e umana dell'autore di turno, vi si innesta e collabora al meglio al buon esito dell'opera. Ciò significa che i cinque componenti del Perigeo hanno concretato un vero gruppo stabile, ben cementato sotto il profilo ideologico e umano, che nel futuro dovrebbe dare frutti sempre migliori.
Franco Fayenz dalle note di copertina.

Perigeo "Abbiamo Tutti Un Blues Da Piangere"

Perigeo

"Abbiamo Tutti Un Blues Da Piangere"
( LP RCA Records, 1973 )




Tracklisting:
1. Non C'è Tempo Da Perdere
2. Dejà Vù
3. Rituale
4. Abbiamo Tutti Un Blues Da Piangere
5. Country
6. Nadir
7. Vento, Pioggia E Sole


Personnel:
Giovanni Tommaso
Franco D'Andrea
Claudio Fasoli
Bruno Biriaco
Tony Sidney
Produced by Gianni Grandis
Engineering by Rodolfo Grappa
Cover by Dario Campanile



Note:
La musica come specchio di un ordine regolante tutte le cose; la musica che, secondo precise leggi, avrà termine e quindi comincerà da capo; la musica vincolata dalla misteriosa matematica dei suoni. E’ un’idea che vorremmo non esistesse, giacchè preferiamo pensare ad una qualsiasi espressione artistica come cosa libera e pura, ma che per secoli ha giustificato il lavoro dei musicisti, un’ipotesi che ancora aiuta a comprenderne la vita e gli sforzi: cioè l’esistenza di un ordine è oggi necessaria in funzione delle nuove forme sonore che andiamo scoprendo, perchè la musica non è più ferma alla sciocca contemplazione di se stessa, è progressione ed esplosione, sogno ed incubo, una realtà in continuo divenire. Si muove verticalmente ed orizzontalmente ora, sovverte e dissacra, striscia dappertutto a cavallo della scienza e della fantasia: è arte e realtà di conoscenza ad un tempo. Secondo questa ottica la musica deve soprattutto essere colta sia empozionalmente che intelettualmente, mediante una metrica che prima renda valide le sensazioni individuali, poi le rielabori attraverso una tipologia di linguaggio. E’ il problema della coesistenza fra jazz e rock. False teorie storicistiche inducono a credere che non esiste correlazione fra le due matrici, che il connubbio sia utopistico: ed il PERIGEO giunge a dissolvere con i fatti del suo linguaggio ormai universale. Ragioni elitistiche attribuiscono al jazz origini diverse e meno “volgari”: ma il PERIGEO ci dimostra che la carne ed il sangue dei suoni sono gli stessi. Eppure questo gruppo non ha il dono dell’ubiquità o della spazialità assoluta, ma la sua musicalità vuole essere il riflesso di un pensiero amplissimo, pure informe e caotico a tratti, che la ricerca “dell’armonia totale” si ottiene a volte per le strade meno consuete; è dunque un urlo gettato in faccia alla negavità di tutta la musica “scolastica” e pedissequa fino alla deficenza. La struttura pentagonale dell’organico, il polistrumentismo dei singoli, l’osmosi jazz-rock ottenuta attraversola disgregazione dei ritmi e dei cervelli, gli sforzi dei singoli all’interno di un discorso perfettamente corale: sono questi i sintomi della nascita di una nuova indagine sonora, di una cultura chiamata “elettroacustica”. Dove con questa definizione non andiamo a spulciare semplicemente fra i solchi di quest’opera, ma perchè ci accorgiamo naturalmente che le cose stanno cambiando e non solo nel substrato ritmico, piuttosto nell’essenza della nostra “vecchia” musica moderna. L’elettroacustica è il simbolo armonico dei nostri giorni, ne è la sconvolgente parafrasi in note, uno specchio-pentagramma straordinario ed allucinante, la bellezza anche vigorosa e sincera: PERIGEO è il primo serio tentativo svolto su questa dimensione. Quello che si ascolta è infatti continuamente teso, contratto verso la riflessione dei suoni, e qui l’iterazione dei ritmi percussivi e pianistici è una costante fondamentale, lanciato verso atmosfere pure e terse o parossistiche e tribali, e questo perchè il tutto subisce le striature di una sottile vena bluesistica, il blues come punto di partenza di gran parte della moderna armonia. Ma nei solchi si vede l’idea stessa del coraggio, non il solito, sbiadito riflesso di esso, anche se alcuni passaggi statici sono presenti, giacchè a volte la progressione dei timbri e dei toni propri del gruppo vorrebbe giungere all’esplosione finale, all’esplosione del nulla armonico (che non esiste), al non-suono se vogliamo; questo gli è negato dal desiderio sincero di non fare dell’aristocrazia per giovani musicofili e dalla consapevolezza di riguggire da quella facile “non comprensibilità” nella quale si trincera l’artista mediocre.
L’esistenza del PERIGEO è semplicemente “giusta”.
Maurizio Baiata dalle note di copertina.

Perigeo "Azimut"

Perigeo

Azimuth
( LP RCA Records,1972)



Tracklisting:
  1. Posto di non so dove 6:12
  2. Grandangolo 8:22
  3. Aspettando il nuovo Giorno 3:55
  4. Azimut 7:18
  5. Un respiro 1:30
  6. 36° Parallelo 9:51



Credits:
Franco d'Andrea: Keyboards
Giovanni Tommaso: Bass, Vocals
Claudio Fasoli: Flute, Saxophone
Bruno Biriaco: Percussion, Drums
Tony Sidney: Guitar

Saturday, 19 July 2008

L.T.D. ''Gittin' Down''


L.T.D.

''Gittin' Down''
( LP A&M Records, 1974 )
Catalog # SP-3660


Personnel & Credits:
Bass, Guitar, Celeste, Percussion - Henry Davis
Congas, Bongos, Percussion - Pondaza Santiel
Drums, Vocals [Lead, Background],
Percussion, Piano - Jeffrey Osborne

Engineer - Norm Kinney , Tommy Vicari
Engineer [Assistant] - Dave Iveland, Milt Calice
Executive Producer - Jerry Butler
Mastered By - Bernie Grundman
Piano [Acoustic, Electric], Clavinet,
Synthesizer, Harpsichord,
Vocals [Lead, Background] - Jimmie Davis

Piano [Acoustic], Clavinet, Organ, Synthesizer,
Drums, Percussion, Vocals [Lead, Background],
Keyboards - Billy Osborne

Saxophone [Baritone, Alto] - Tobie "Big Horny" Wynn
Saxophone [Tenor, Alto] - Lorenzo "Blow Daddy" Carnegie
Saxophone [Tenor], Vocals [Background, Lead],
Percussion - Abraham J. "Onion" Miller Jr.

Trombone, Percussion - Jake Riley
Trumpet, Saxophone [Soprano],
Backing Vocals - Carle Vickers



Notes:
Recorded at A&M Records

Mixed at Sound Labs, Inc.



Tracklisting:
A1 Don't Lose Your Cool (2:44)
Written-By - Henry E. Davis, Jeffrey Osborne
A2 Groove For A Little While (3:21)
Written-By - Jeffrey Osborne
A3 Your Love Is The Answer (2:53)
Written-By - Jeffrey Osborne , James Davis
A4 Eldorado Joe (4:21)
Written-By - Henry E. Davis
A5 Tryin' To Find A Way (3:04)
Written-By - Billy Osborne
A6 Ain't No Way (2:47)
Written-By - Billy Osborne, Jeffrey Osborne
B1 It's You (3:04)
Written-By - Lorenzo Carnegie
B2 Look In My Eyes (3:17)
Written-By - Abraham J. Miller, Jr., James Davis
B3 Churn Baby Churn (3:00)
Written-By - Abraham J. Miller, Jr.
B4 Sweet Thang (2:35)
Written-By - Carle Vickers , Jeffrey Osborne
B5 You Can Be Free (5:17)
Written-By - Jake Riley , James Davis